il male di rivera

Coincidenza molto carina, ultimamente, sui media italiani.
Dovunque ha tenuto banco l’episodio de L’Osservatore Romano versus Andrea Rivera, giovane cantante e comico romano, reo, durante il concerto del primo maggio, di aver rivolto battute e critiche abbastanza pesanti contro il Vaticano e contro il Papa. In particolare, in una di queste battute Rivera parla di creazionismo ed evoluzionismo.
Qualche giorno dopo, prendo in mano XL di Repubblica e trovo una gradita sorpresa: un lungo articolo dedicato al settimanale satirico Il Male, di cui ricorre il trentennale e a cui Vincino dedica un libro, che è in questi giorni in uscita per Rizzoli.
Il Male ebbe vita breve (1978/1982) ma intensa. Dedicò addirittura un numero monografico alla morte di Paolo VI ed al conclave che ne seguì. XL riprende con grande evidenza una delle vignette che caratterizzarono quel numero: il testo celebra il “ritorno alle origini” della Chiesa, e l’immagine è un grosso e solenne scimmione benedicente vestito da pontefice.
Ed ecco l’amletico dubbio dello studioso. Forse oggi gli Italiani sono più religiosi rispetto ai tempi della DC? O forse oggi la satira è meno libera rispetto ai tempi del PCI? Certe cose si possono scrivere ma non dire su un palco? L’irriverenza anni ‘70 può essere citata come ricerca storica, ma non rinnovata negli anni 2000? In Vaticano guardano il concertone ma non leggono XL?
La conclusione è scontata come cappotti a giugno. Chi ha voglia di mettere in mezzo alcune Gerarchie deve pensare bene a quello che fa. Vale per il comico, il giornalista, il comunicatore.
Varrebbe anche per noi, che abbiamo riflettuto, valutato, ponderato, dibattuto.
E alla fine abbiamo scelto di chiamarci AntiSanti. Absit iniuria verbis.



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