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Negli scorsi giorni ho avuto numerose occasioni di parlare con una collega che si occupa da anni di comunicazione per una notissima azienda alimentare specializzata in carni e prodotti avicoli. Mi ha raccontato che, tranne qualche rara eccezione, il settore risente ancora della grave crisi indotta dall’emergenza aviaria.
Tutto ciò ha di per sè del grottesco, considerato il fatto che “l’isolato italiano del virus – secondo gli esperti – è caratterizzato da bassa patogenicità per gli animali e patogenicità nulla per l’uomo”. Non sono bastate rassicurazioni pubbliche e giornalisti che si ingozzavano di pollo in diretta tv. Gli italiani - allarmati nei mesi precedenti dagli stessi organi di stampa - hanno avuto paura e hanno smesso di mangiarlo. Il risultato? Tracollo per un importante settore economico del nostro Paese.
Questo mi ha riportato alla mente l’episodio di Timisoara. Si era alla fine della guerra fredda, ed il regime rumeno di Ceausescu sarebbe probabilmente crollato da solo. Ma le televisioni e i giornali tirarono fuori la notizia di una strage di 60.000 civili compiuta da forze governative nei pressi di Timisoara. Lo sdegno popolare e della comunità internazionale fu enorme, e aggiunse rabbia alla rivolta che portò all’esecuzione del vecchio leader.
Soltanto qualche anno dopo si scoprì che la realtà era ben diversa: lo racconto con le parole di un giornale non certo filocomunista: “Tutti ricordano i sessantamila morti di Timisoara (Romania), dichiarati dalla stampa e dalla tv, che mostrò dei cadaveri che poi risultarono essere stati tirati fuori dall’obitorio, cadaveri di uomini morti di malattia, con il taglio e la ricucitura dell’autopsia addosso. Non ci furono sessantamila morti, né mille, né cento, né dieci”.
La bufala dell’aviaria ha affossato un settore economico. La bufala di Timisoara ha ucciso delle persone. Si può fare anche di peggio? Con un cinico sorriso rispondo di sì. Una bufala ha - nientemeno - dannato l’anima immortale di una bella città italiana.
Mi riferisco alla leggenda metropolitana secondo cui Torino sarebbe una delle capitali mondiali del satanismo. Chi la riferisce spesso cita riferimenti antichi o medievali, ma la burla è molto più recente. Risale alla fine degli anni ‘60, quando una confraternita goliardica della locale Università si assicurò la complicità di un giovane cronista de La Stampa. La storia è stata ampiamente svelata ma, come ogni catena di S. Antonio che si rispetti, viene continuamente ripresa e rilanciata.
L’aviaria, Timisoara, i satanisti di Torino. Solo tre esempi molto diversi tra di loro di come una comunicazione distorta possa creare delle conseguenze imprevedibili.
La responsabilità è in mano al giornalista, ma anche all’ufficio stampa. Un vecchio professore mi diceva: «La differenza tra il mondo della fisica e quello delle scienze sociali è che nel mondo fisico quando tutti escono con l’ombrello non è detto che piova. Nel mondo delle scienze sociali, invece, se tutti escono con l’ombrello pioverà di sicuro. E, il più delle volte, non pioverà acqua di colonia».


Un Commento to “polli satanisti a timisoara!”  

  1. 1 polli satanisti e cocainomani! at antisanti

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