un anno on line
keywords

Tra le soddisfazioni che un blog dedicato alla comunicazione può darvi, c’è sicuramente quella di indagare le parole chiave che hanno portato i lettori alla vostra pagina. Scoprirete a questo punto che, a parte gli affezionati e quelli realmente interessati ai contenuti, c’è un esercito di persone che è finito sul vostro sitarello per i motivi più disparati. Ecco una breve summa di alcune delle keywords più singolari che hanno portato ad Antisanti.
back again
saluti e baci

L’allegra brigata Antisanti si concede una lunga quanto meritata pausa festiva.
Auguri a tutti i nostri lettori, ci vediamo nel 2008!
il mese della volpe

Nelle statistiche di traffico di Antisanti relative all’ultimo mese, gli utenti che hanno utilizzato Firefox per visualizzare il nostro sito hanno - per la prima volta - superato quelli che si sono invece affidati a Internet Explorer: 45,54% contro 43,49%. In effetti non c’è molto da stupirsi, visto che il browser di Mozilla sta dovunque rosicchiando importanti quote di mercato a quello di Microsoft.
Al terzo posto Safari, con il 9,26%.
anti$anti

Dane Carlson, creatore di Business Opportunities, si è inventato un piccolo applet che consente di misurare il valore economico di un blog semplicemente digitandone l’indirizzo.
Ne ho già visti altri in passato, ma questo sembra basarsi su studi e presupposti più credibili.
Per l’allegra brigata Antisanti, un lusinghiero riscontro di quasi 17.000 dollari dopo solo 5 mesi on line. Siamo quasi tentati di vendere bottega.
E voialtri? Fateci sapere quanto valgono le vostre pagine.
(Fonte: newsletter Ferpi)
comunicazione di servizio

Qualcuno ci ha segnalato dei problemi di visualizzazione del sito.
Solo una persona, in realtà.
Comunque, ecco la soluzione.
antisanti, state of mind
E sì, Antisanti è anche soprattutto un ridente paesino di 418 abitanti nel Nord della Corsica. Si ignora se gli stessi abitanti siano comunicatori o iconoclasti, o (come noi) entrambe le cose.
esami - antisanti manifesto pt 2

Il giovane Salvador Dalì era un brillante ed eccentrico studente dell’Accademia d’Arte di Madrid. Entrambe le caratteristiche del genio catalano - la profonda conoscenza dell’arte e l’assoluta mancanza di rispetto per gli schemi e le convenzioni - lo avevano già reso famoso presso la comunità degli intellettuali della capitale spagnola.
Nessuna meraviglia, quindi, che la sua dissertazione di laurea fosse vista come un evento. L’aula ad anfiteatro era gremita in ogni ordine di posti quando Dalì, elegantemente vestito, si presentò al tavolo della commissione.
L’esame funzionava così: sulla cattedra c’era un’enorme urna contenente centinaia di bussolotti, ognuno dei quali conteneva un foglietto su cui era scritto un argomento di storia dell’arte. Gli studenti più preparati pescavano il primo bussolotto e improvvisavano una brillante conferenza. A quelli meno brillanti servivano invece più bussolotti prima di pescare l’argomento su cui erano preparati.
Dalì si sedette, pescò il primo bussolotto e lo aprì. Guardò la commissione, fece di no con la testa e poggiò di lato il foglietto. Un brusio si alzò dall’uditorio.
Il giovane artista pescò il secondo bussolotto. Lo aprì. Guardò la commissione. Fece di nuovo no con la testa e posò di lato il foglietto.
Il brusio era diventato clamore. Il mito vacillava. Tra il pubblico c’era già chi abbandonava l’aula commentando ad alta voce.
Salvador Dalì prese il terzo bussolotto.
Lo aprì.
Guardò la commissione.
Guardò il foglio.
Guardò di nuovo la commissione.
E finalmente cominciò a parlare.
“Sentite - disse - io ho pescato tre bussolotti. Ho letto i tre argomenti.
Il problema è che su nessuno di questi tre argomenti c’è la minima possibilità che voi ne sappiate più di me. Quindi, se volete, passate pure da questo lato della cattedra: io passo dal vostro e vi faccio l’esame”.
Ovviamente Dalì fu immediatamente espulso dall’Accademia. Ma il suo genio visionario ha fatto più scuola di tutti gli accademici del mondo.
antisanti manifesto
Si aguzzava i denti con uno zoccolo, si lavava le mani col brodo, si pettinava con un bicchiere, si sedeva tra due sgabelli col culo per terra, si copriva - se aveva freddo - con un sacco bagnato, beveva mentre ingoiava la zuppa, mangiava il companatico senza pane, mordeva ridendo, rideva mordendo, sputava spesso nel piatto dove mangiava e scoreggiava bagnato; pisciava contro vento, si cacciava nell’acqua per difendersi dalla pioggia, batteva il ferro a freddo, calcolava a vuoto, faceva lo smorfioso e spesso faceva i fuochi d’artificio con la bocca; diceva il paternoster delle scimmie, non si faceva gli affari suoi, dava le perle ai porci, picchiava il bastone invece dell’asino, metteva il carro davanti ai buoi, si grattava dove non gli prudeva, insegnava ai gatti ad arrampicarsi, voleva troppo e non stringeva niente, spegneva il fuoco con la paglia, ferrava le cicale, si faceva il solletico per ridere, faceva le pentole ma non i coperchi, scherzava coi santi e lasciava stare i fanti, faceva cantare il Magnificat a mattutino e trovava che andava benissimo, mangiava cavoli e cacava purè, riconosceva a prima vista il bianco dal nero, faceva lo sgambetto alle mosche, scarabocchiava la carta e sgorbiava la pergamena, metteva le ali ai piedi, gettava i soldi dalla finestra, faceva i conti senza l’oste, seminava vento e raccoglieva tempesta, prendeva fischi per fiaschi e lucciole per lanterne, versava due vini da una sola bottiglia, si fingeva scemo per non pagar dazio, dopo il dito si lasciava prendere il braccio, voleva acchiappare i piccioni mettendo loro il sale sulla coda, non ammetteva che una goccia dopo l’altra riempia il barile, a caval donato guardava sempre in bocca, saltava di palo in frasca, metteva la mela marcia con le buone, scavava un buco per riempirne un altro, faceva la guardia alla luna perchè non se la mangiassero i lupi e si aspettava che le nuvole rosse pisciassero rosolio, faceva di necessità virtù, rendeva pan per focaccia, faceva di ogni erba un fascio e si riempiva la sera per vomitare al mattino.
François Rabelais, Gargantua e Pantagruele, cap. XI





