c’è crisi
Comunicare la crisi nell’era di Youtube: interessante presentazione ricca di esempi pratici. Fatela leggere ai vostri clienti e colleghi italiani.
un regalo per fermina
Antisanti è dalla parte dei giovani, specie di quei giovani che si affacciano pieni di belle speranze nel nostro ambito lavorativo. Oh sì. Sia io che Fermina l’abbiamo inequivocabilmente dimostrato.
Ecco perchè voglio condividere con voi una sorpresa che sto per farle. Si tratta di questo magnifico flyer intitolato “Vorresti un lavoro appagante?” che ho rinvenuto l’altra sera in un pub di Roma.
Clic sulle immagini per ingrandire.
![]()
![]()
astrazioni

Non lo trovate poetico? Trovato sulla pagina Flickr di Michael Hanscom, l’ex dipendente Microsoft diventato famoso per essere stato licenziato dopo aver pubblicato sul suo blog la foto di alcuni (parecchi) computer PowerMac G5 che venivano consegnati presso il quartier generale della stessa Microsoft.
tifo
Che il calcio può essere una malattia, quello si sapeva. Però certo, un annuncio così forse poteva essere evitato. 
stà tutto nel teaser
Qualcuno sperava che l’errore fosse voluto, e che qualsiasi cosa stesse nascendo si chiamasse proprio stà. Qualcun altro l’ha vista come un’operazione di marketing ben precisa, perché l’errore certo, richiama l’occhio.
Ipotesi e congetture a parte, si tratta di un’operazione davvero ben curiosa per questa sorta di teaser (che non rivela prodotto né logo) che ha pensato bene di tappezzare le strade romane senza alcuna discrezione. In molti abbiamo aspettato invano la rivelazione, ma a quattro mesi dal lancio nessuno ha ancora scoperto niente. Nessuno a parte i responsabili, che scoperta la figuraccia hanno pensato bene di rimediare con una nuova serie di affissioni, stavolta senza errori. O almeno, non grammaticali.

Il lancio del teaser.

Il rilancio del teaser.
a beautiful mind - pt 2
Che già a capir dove si entra nel sito ci ho messo i secoli, e per un sito di comunicazione non è proprio il massimo. Che già a leggere come si presenta, c’è da prendere e andar via. Io capisco che il signor Mangla è il fondatore di una delle agenzie più importanti di Reggio Calabria, ma una buona dose di modestia, pure falsa, non guasterebbe.

Forse perché nelle loro campagne non fanno altro che usare proverbi e modi di dire?
Da copy, disdegno i giochi di parole. È la legge del copy ad imporlo: quando vedete un gioco di parole nel titolo dovete arricciare la fronte e guardare la pagina disgustati per un buon quarto d’ora. E quando vi capita di farne uno, perché capita eccome, dovete negare la paternità fino alla morte. I titoli dei film storpiati, i proverbi modificati e la rime possono sempre servire, un copy deve tenersele strette come il kalashnikov in Vietnam. Ma il colpo può essere sparato una volta, per disperazione, per salvarsi la vita. Di più non è legale. Ed ecco perché la pubblicità in Italia è così abominevole. Perché c’è chi lo rende non solo legale, ma anche motivo di vanto.
Campagna per l’acqua Mangiatorella, 2006, in cui vengono storpiati 4 titoli di film.
Ma perché dovrei andare dove mi porta il sudore?

Campagna di cattivissimo gusto per Interno 8, negozio di camicie.

Rebus sopraffino. Acem, porte.

E infine, un incredibile gioco di parole con salto mortale. Lirosi Autolinee.

Da dove parte la cattiva pubblicità, in Italia? Dai professionisti del settore o dal cliente incompetente? E quand’è che impareremo ad educarli, questi clienti? Riflettiamo.
Il massacro è finito, andate in pace.



