sono solo un po’ stanco
Questo annuncio è uscito a metà marzo sul corriere della sera.
Un intero mese, dal 15 marzo al 15 aprile, l’ho passato a chiedermi perché Miriam Ponzi, figlia di Tom Ponzi, investigatore e fondatore dell’omonima agenzia, abbia deciso di rinominarsi Miriam Tomponzi. Una risposta non troppo convincente l’ho trovata sul sito e sono così passata alla domanda successiva.
Dal 15 aprile al 1 maggio, per quindici giorni, mi sono chiesta perché l’annuncio si rivolgesse proprio ai “Figli o collaboratori”, e perché alcuni nomi comuni fossero scritti in maiuscolo. Sono arrivata alla conclusione che non fosse dovuto a ignoranza o refusi, ma a una geniale forma di neofuturismo piuttosto.
Dal 1 maggio al 15 maggio ho letto e riletto il testo dell’annuncio, talmente all’avanguardia da risultare quasi indecifrabile. “[…] Figli, collaboratori, le dipendenze possono coinvolgere chiunque. Con effetti devastanti. Si è stanchi quando si ruba”. Non so cosa voglia dire, ma è da brividi.
Dal 15 maggio a oggi, ho meditato su quale fosse la cosa giusta da fare. Postarlo? Fare finta di niente? Magari qualcuno non l’ha mai visto, ed è ancora in tempo per vivere una vita serena e senza pensieri.
Beh, alla fine ho deciso di postarlo, di condividere con voi questo capolavoro del 2008, ma attenzione. La vostra vita cambierà com’è cambiata la mia.
Ogni volta che sentirete il vosto partner o la vostra gentile donzella dirvi “Sono solo un po’ stanca” avrete un sussulto nel cuore. Li immaginerete tra le braccia di un altra persona, con in spalla uno zaino pieno di post-it rubati al proprio datore di lavoro.
who shot ya?

In America il legame tra hiphop e arte fotografica è ampiamente consolidato. Nasce ai tempi della vecchia scuola, prosegue negli anni ‘90, arriva a toccare le nuove capitali della scena.
Interessante notare come questo legame si sta sviluppando anche dalle nostre parti grazie a fotografi come Renato “Proff” Adenzato. Nei suoi scatti, molti dei protagonisti della scena nazionale e vari rappers americani in tour in Italia.
Tenetelo d’occhio.
la musica è finita…

…gli amici se ne vanno. Chiude Italia.it, il faraonico portale da 45 milioni di Euro voluto dal ministro Rutelli e aspramente criticato un po’ da tutti.
pane amore e sanità

Quella che vedete è la nuova campagna del Ministero della Salute per la “buona sanità”, un omaggio ai primi 30 anni del servizio sanitario nazionale. È costata un milione e mezzo di euro, ed è firmata Oliviero Toscani. Il fotografo ha affermato di non aver fatto altro che prendere alla lettera il brief ricevuto dal ministro: “vorrei una bella sanità”. Detto, fatto. Ecco il capolavoro.
E badate bene, non è ironia la mia. Tutti i blog di comunicazione sono già passati all’attacco, ma io la penso diversamente. Non credo che Toscani sia così ingenuo. Siamo di fronte a una presa per il culo in piena regola che nemmeno il cliente ha capito. Mentre Prodi afferma che “dà un’immagine della sanità molto positiva, un senso di giovinezza … di sorriso” e la Turco precisa “abbiamo sentito il dovere di fare questa campagna che dia un messaggio di ottimismo, di fiducia, perchè sappiamo di poterlo fare…” io sono certa, certissima, che Toscani se la stia ridendo sotto i baffi.
Hanno detto #1
Inauguriamo oggi la rubrica “hanno detto”, in cui antisanti proverà ad addentrarsi oltre la soglia dello scibile umano, tra i brief dei clienti e le richieste degli account.
Potete contribuire mandandoci una mail.
Dal brief del Cliente:
Nella bodycopy dobbiamo aggiungere il nostro plus: xxxxx è infatti l’unico numero della categoria in cui risponde sempre un operatore in carne d’ossa.
italia da bere
È davvero lodevole e da imitare l’iniziativa di TP – associazione italiana dei pubblicitari professionisti- che finalmente svela la verità sulla triste realtà della pubblicità in Italia, e lo fa mettendoci faccia e soldi in un annuncio che esce dal coro. Eppure qualcosa non funziona come dovrebbe.

Un annuncio in cui devi iniziare a leggere la bodycopy per capire l’headline, nn funziona molto bene. Un annuncio in cui devi leggere tutta la body, prima di capire il perché di quell’headline, non funziona affatto. E l’annuncio in questione, lo dico con amarezza, soffre di questo problema. Il Visual è interessante, ma troppo poco valorizzato. E poi, è fatta apposta ed è ironica questa impaginazione anni ‘80? Se è voluta non si capisce, e se non è voluta non è certo l’abito migliore con cui pretendere uno svecchiamento: cornicetta vecchio stile, testo graziato, allineamento centrato e colori antichi.
Un consiglio per il futuro: fatelo impaginare e approvare a qualcuno sotto i trenta. Sono certa che il nobile messaggio arriverà a destinazione proprio come merita.
figli dell’adci crescono
Dopo due e-mail in cui si spinge antisanti a commentare questa campagna non possiamo più esimerci, soprattutto se l’ultima delle segnalazioni viene proprio da uno degli autori, Luca Bartoli, che già una volta avevamo segnalato per una promocard dalle allusioni spicciole che poco ci era piaciuta.
Stiamo parlando di una campagna per una bevanda al caffè pronta da bere.
Partiamo dal claim: drink different. 45.800 risultati su google. Tra cui uno usato ben tre anni fa per - indovinate? - caffè. Certo, un claim non deve essere a tutti i costi originale, deve solo esprimere un concetto in modo efficace, però il giochino che richiama lo storico payoff di apple è una scorciatoia decisamente troppo facile per i miei gusti.
Le affissioni:



Agenzia: Forchets, Italy
Direttore Creativo: Andrea Baccin, Pierfrancesco Jelmoni
Copywriter: Luca ‘Bazooka’ Bartoli
Art Director: Marco d’Antonio, Andrea Vitali
Mi immagino già il brief: “dobbiamo rendere un’anonima bibita al caffè latte cool come una qualsiasi altra bevanda alcolica! Mi raccomando! Deve essere cool e attention getting!”
Ecco che così su delle belle grafiche accattivanti (ci scommetto mia madre che qualcuno l’avrà scritto da qualche parte) nasce il gioco di parole (un altrooo???) che riprende i nomi dei più famosi cocktail trasformandoli in qualcosa di “muccoso”. Molto carino. Cowpiroska è quello che funziona meglio a mio avviso. Davvero un bel gioco da copy. Ma ora passiamo all’idea.
Detto questo, ci tengo a sottolineare che è una campagna dignitosa, abbastanza furba, che sicuramente raggiunge il suo obiettivo e il suo target e che messa nel book non farà certo brutta figura. Almeno in Italia, perché all’estero non mi sembrano così convinti. E comunque prima di spammarla in tutte le mail del mondo e di mostrarla orgogliosamente sul blog, dove c’è uno stuolo di amichetti leccaculo che sembrano finti e dove coloro che discordano vengono invitati a farsi un giro, io ci penserei un attimo. Un po’ di umiltà ragazzo mio, anche falsa, ma un po’ di umiltà.
il capolavoro 2007: bostik
Il capolavoro dell’anno è firmato da Publicis per il lancio di Bostik Poly Max, la novità, all’interno della gamma di adesivi Bostik, che permette di incollare, assemblare e sigillare tutti i tipi di materiali con un unico prodotto. Un ventisecondi che gioca su allusioni tutte all’italiana:
una moglie fa apprezzamenti sul marito che lavora in casa come un perfetto idraulico, falegname e vetraio. Dulcis in fundo, lei lo guarda malizioso e chiede, guardando verso il basso «in quanti modi ci sai fare?».
Lui si gira, ha il torso nudo e, tenetevi forte, un gillet nero aperto.
La macchina da presa ingrandisce il pack del prodotto, chiaramente fallico.
Alla campagna hanno lavorato il direttore creativo esecutivo Alasdhair Macgregor-Hastie; il direttore creativo associato e art Marco Maccagni e direttore creativo associato e copy Renzo Mati.
Mi piacerebbe tanto sapere cosa hanno da dire a loro discolpa. Stavolta, non c’è proprio capriccio del cliente che tenga.
per non dimenticare
trova le differenze

È uscito il nuovo spot 500, dell’agenzia Leo Burnett. “Non un film ma ben tre cortometraggi di un minuto e mezzo che senza alcun dubbio, apriranno un nuovo orizzonte nell’ambito della comunicazione” secondo pubblicità italia.
Oh sì. Ad aprire il nuovo orizzonte della comunicazione è un intenso rubamatic, un montaggio di scene di vecchi film e documenti di repertorio privati del colore e accompagnati da una voce calda e profonda. Oh che cosa innovativa, oh che intensa emozione.
In effetti la pelle d’oca ci è venuta, ma nel notare una certa somiglianza con un altro spot, di un altro prodotto, uscito qualche mese fa. La prima ad accorgersene è stata Euridice, che ce l’ha prontamente segnalato:
Stamattina guardavo per la prima volta lo spot Fiat per la nuova 500 e in testa ha cominciato a saltellare quello della Apple Italia di non molto tempo fa ). Ho trovato conferma anche tra i commenti.
le idee si fanno un giro e poi tornano, ok. Però almeno evitare la scelta del bianco e nero, dico io. Al posto di Fo si sono “svecchiati” con Tognazzi, o con Allevi in sottofondo. Ma capirai, mi sembra davvero pochino per un evento -quello della nuova fiat 500- pubblicizzato fino alla nausea nel web e non solo. Canale5 ha dedicato addirittura una diretta alla presentazione di ieri sera.
Boh, i creativi Fiat avrebbero potuto inventarsi qualcosa. Non dico di meglio, ma almeno inventarsela.
cara Euridice, in questo articolo abbiamo trovato la risposta a tutte le tue domande.
-il responsabile della comunicazione di un prodotto che doveva essere svecchiato e riproporsi come ggiovane, è tutt’altro che ggiovane.
- il testo del film era nella sua pancia da giorni.
E infine, tadaaan, la somiglianza non è affatto un caso, ma è il frutto di un’attenta strategia di marketing
«Siamo la Apple dell’auto e la 500 è il nostro iPod.». Quale miglior modo per dimostrarlo, se non facendo uno spot identico?




