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È uscito il nuovo spot 500, dell’agenzia Leo Burnett. “Non un film ma ben tre cortometraggi di un minuto e mezzo che senza alcun dubbio, apriranno un nuovo orizzonte nell’ambito della comunicazione” secondo pubblicità italia.
Oh sì. Ad aprire il nuovo orizzonte della comunicazione è un intenso rubamatic, un montaggio di scene di vecchi film e documenti di repertorio privati del colore e accompagnati da una voce calda e profonda. Oh che cosa innovativa, oh che intensa emozione.
In effetti la pelle d’oca ci è venuta, ma nel notare una certa somiglianza con un altro spot, di un altro prodotto, uscito qualche mese fa. La prima ad accorgersene è stata Euridice, che ce l’ha prontamente segnalato:

Stamattina guardavo per la prima volta lo spot Fiat per la nuova 500 e in testa ha cominciato a saltellare quello della Apple Italia di non molto tempo fa ). Ho trovato conferma anche tra i commenti.
le idee si fanno un giro e poi tornano, ok. Però almeno evitare la scelta del bianco e nero, dico io. Al posto di Fo si sono “svecchiati” con Tognazzi, o con Allevi in sottofondo. Ma capirai, mi sembra davvero pochino per un evento -quello della nuova fiat 500- pubblicizzato fino alla nausea nel web e non solo. Canale5 ha dedicato addirittura una diretta alla presentazione di ieri sera.
Boh, i creativi Fiat avrebbero potuto inventarsi qualcosa. Non dico di meglio, ma almeno inventarsela.

cara Euridice, in questo articolo abbiamo trovato la risposta a tutte le tue domande.

-il responsabile della comunicazione di un prodotto che doveva essere svecchiato e riproporsi come ggiovane, è tutt’altro che ggiovane.

- il testo del film era nella sua pancia da giorni.

E infine, tadaaan, la somiglianza non è affatto un caso, ma è il frutto di un’attenta strategia di marketing
«Siamo la Apple dell’auto e la 500 è il nostro iPod.». Quale miglior modo per dimostrarlo, se non facendo uno spot identico?

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Youngdesigner.it è il nuovo progetto di Cosca Design che si propone di accogliere tutti i lavori dei giovani designer italiani sotto i 35 anni. Dicono i creatori “non si tratta solo di un blog con il compito di segnalare o criticare nuovi prodotti, ma di un database in costante aggiornamento, un vero e proprio crocevia della nuova creatività italiana emergente”.

Secondo noi è davvero un’interessante vetrina per scoprire designer talentuosi e creativi. Unica pecca: la generosità nel lasciare spazio anche a quelli che “io sono un fashion designer” solo perché smanettano su illustrator. Tra l’urban e le brutte copie che scimmiottano un po’ le suicide girls e tanto tokidoki la caduta di stile è sempre in agguato.

we are made in italy

15 giovani creativi e artisti solo e assolutamente italiani per realizzare questo nuovo libro di illustrazioni. Ognuno con il proprio stile per darci la possibilità di capire quali sono le creazioni più efficaci per i vari aspetti del mondo della comunicazione, dalla moda, alla grafica, al cinema.

Chante Clair, uno dei prodotti leader tra i saponi di Marsiglia.
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Eminflex, la prima azienda produttrice di materassi in Italia.
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Media World, una delle principali catene di negozi di elettronica e informatica d’Europa.
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Che già a capir dove si entra nel sito ci ho messo i secoli, e per un sito di comunicazione non è proprio il massimo. Che già a leggere come si presenta, c’è da prendere e andar via. Io capisco che il signor Mangla è il fondatore di una delle agenzie più importanti di Reggio Calabria, ma una buona dose di modestia, pure falsa, non guasterebbe.
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Forse perché nelle loro campagne non fanno altro che usare proverbi e modi di dire?
Da copy, disdegno i giochi di parole. È la legge del copy ad imporlo: quando vedete un gioco di parole nel titolo dovete arricciare la fronte e guardare la pagina disgustati per un buon quarto d’ora. E quando vi capita di farne uno, perché capita eccome, dovete negare la paternità fino alla morte. I titoli dei film storpiati, i proverbi modificati e la rime possono sempre servire, un copy deve tenersele strette come il kalashnikov in Vietnam. Ma il colpo può essere sparato una volta, per disperazione, per salvarsi la vita. Di più non è legale. Ed ecco perché la pubblicità in Italia è così abominevole. Perché c’è chi lo rende non solo legale, ma anche motivo di vanto.

Campagna per l’acqua Mangiatorella, 2006, in cui vengono storpiati 4 titoli di film.
Ma perché dovrei andare dove mi porta il sudore?

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Campagna di cattivissimo gusto per Interno 8, negozio di camicie.

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Rebus sopraffino. Acem, porte.
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E infine, un incredibile gioco di parole con salto mortale. Lirosi Autolinee.
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Da dove parte la cattiva pubblicità, in Italia? Dai professionisti del settore o dal cliente incompetente? E quand’è che impareremo ad educarli, questi clienti? Riflettiamo.

Il massacro è finito, andate in pace.

Mi sembra interessante integrare quanto pubblicato ieri con le classifiche di Google sui termini più cercati in tutti i Paesi.
Più esattamente: Google non classifica i più cercati in assoluto (ai primi posti permangono stabili attricette, cantanti e pornodive) ma quelli che, nell’ultimo mese, sono saliti di più nelle classifiche del motore di ricerca.

Ecco cosa interessa agli Italiani:

risparmio energetico
(energy saving)
nazgul
(the dark riders of The Lord Of The Rings)
shanghai
infibulazione
(infibulation)
sclerosi multipla
(multiple sclerosis)
tupac
(american rapper)
piercing
bush
urlo
(yell)
pasqua
(easter)
partigiani
(partisan)
mondiali 2006
(world football championship 2006)
ivano basso
(italian cyclist)
lavoro da casa
(working from home)
beethoven

Possiamo confrontarla, ad esempio, con la lista di ciò che cercano i Francesi:

yoga
(yoga)
tokio hotel
(German rock band)
myl�ne farmer
(French female singer)
2cv
(old Citroën car)
skyblog
(radio on demand)
saint malo
(French Britain city)
monet
(painter)
alexandra neldel
(German actress)
seloger
(online classified ads)
olive et tom
(80′ manga)
serencontrer
(dating ads website)
repetto
(trendy ballet dancing clothing brand)
leparisien
(local newspaper)
nba.com
(National basketball association website)
ballerine
(ballet shoe)

…e gli Afghani:

irani songs
آبیاری قطره ای
(drip/trickle irrigation)
takhar in afghanistan
sunny deol photo
iraq war
trigger happy
da vinci jesus
jennifer loopez
avalancha
ریحانه
(a local female name)
world health organization logo
مكه المكرمه
(Holy city of Makkah)
betty page
world trade center
baba

…e il gioco può continuare a lungo.

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Ho riflettuto tanto prima di scansionare questo annuncio perché da quando l’ho visto la prima volta non riesco a dormire, e mi sentirei sinceramente in colpa se succedesse anche a voi.
Finestre Internorm. Tralasciamo il testo allineato centrato che già da solo potrebbe scatenare incubi a vita a un qualsiasi art director. Tralasciamo l’uomo che a causa della prospettiva sembra un fotomontaggio in bilico sulla sedia. Concentriamoci sull’idea creativa. Un uomo che guarda fuori dalla “finestra superiore” e si gode la vista: una donna immersa in una piscina sul tetto. Di spalle. Eccitante starete pensando, ma non sapete che il bello deve ancora arrivare. Ora notate il palloncino rosso. E vi accorgete che l’uomo in verità sta guardando proprio il palloncino. Attoniti?

Mi appello ai creativi che hanno partorito l’annuncio, al signor Internorm, o a chiunque sappia giustificarmi un palloncino rosso sul tetto di fronte a una donna immersa in piscina. Uno sfizio grafico? Un monito? Io non riesco a non pensare a quella signorina che qualche anno fa segnava i suoi giorni critici sull’agenda proprio con tale simbolo. Ho già capito che sarà un’altra notte insonne.

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Si inaugura sabato 12 maggio la mostra “Ozio Simbolico” di Antonio Romano, brand designer e fondatore di INAREA.
L’esposizione, aperta fino al 27 maggio, ripercorre un ventennio di lavoro: dai progetti degli anni ’80, come il quadrato rosso della CGIL e la comunicazione per i sindacati, a quelli degli anni ’90 con i marchi Tim, Stream, fino alla “farfalla” della Rai e al rebranding delle Ferrovie dello Stato passando per i lavori con i marchi stranieri come Lacoste, Renault, Sears e Aventis Pharma
Tutto il resto della fuffa del comunicato stampa sull’ozio creativo, il tempo libero che incontra le idee ecc. ve lo risparmio.

Luogo dell’evento Il Frantoio. Ristorante sotto e spazio culturale sopra è il punto di incontro di tutti i radical chic del tirreno. Per una volta i radical chic c’hanno avuto ragione: il posto merita sul serio.


OZIO SIMBOLICO

Il Frantoio - Piazza della Provvidenza, 1 Capalbio (GR)
12 maggio – 27 maggio, ingresso gratuito
Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 24
sabato e domenica dalle 11 alle 14 e dalle 17 alle 24.
Per ulteriori informazioni: Anna Barbieri Hermitte - 06.865071
abarbieri@inarea.com

Un applauso a questa piccola agenzia in provincia di Roma che ha saputo tirar fuori (presumo a budget zero) un annuncio che è decisamente superiore alla media degli annunci italiani usciti in questo periodo.
(Parlo degli annunci veri. Di quelli finti pubblicati sul quarto di pagina del giornale meno letto della Penisola solo per essere iscritti a Cannes ne parleremo poi. Eccome se ne parleremo).

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Agenzia: Juice, Tivoli
Art Director: Isaia Capobianchi
Copywriter: Simone Passacantilli


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per contattarci: info@antisanti.com

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