italia da bere
È davvero lodevole e da imitare l’iniziativa di TP – associazione italiana dei pubblicitari professionisti- che finalmente svela la verità sulla triste realtà della pubblicità in Italia, e lo fa mettendoci faccia e soldi in un annuncio che esce dal coro. Eppure qualcosa non funziona come dovrebbe.

Un annuncio in cui devi iniziare a leggere la bodycopy per capire l’headline, nn funziona molto bene. Un annuncio in cui devi leggere tutta la body, prima di capire il perché di quell’headline, non funziona affatto. E l’annuncio in questione, lo dico con amarezza, soffre di questo problema. Il Visual è interessante, ma troppo poco valorizzato. E poi, è fatta apposta ed è ironica questa impaginazione anni ‘80? Se è voluta non si capisce, e se non è voluta non è certo l’abito migliore con cui pretendere uno svecchiamento: cornicetta vecchio stile, testo graziato, allineamento centrato e colori antichi.
Un consiglio per il futuro: fatelo impaginare e approvare a qualcuno sotto i trenta. Sono certa che il nobile messaggio arriverà a destinazione proprio come merita.

Il blog delle gatte
ha ripreso un’interessante discussione già in corso da tempo sul sito ADCI.
Perché gli italiani non vincono a Cannes?
Io non lo so perché noi italiani non vinciamo a Cannes. Probabilmente perché all’estero ci sono agenzie che investono budget milionari solo per il Festival. Che si possono permettere un paio di giorni a settimana completamente dedicati alla creatività.
Noi Italiani non vinciamo a Cannes perché siamo ancora troppo deboli con i clienti, perché le agenzie di pubblicità non sono agenzie che offrono consulenza e strategie di comunicazione, ma impaginazioni grafiche e titoli ad effetto dietro indicazioni del cliente.
Noi Italiani non vinciamo a Cannes perché le nostre agenzie sono piene di persone che scelgono di fare l’account senza sapere che il lavoro dell’account è un lavoro difficile, e può diventare un bellissimo lavoro se fatto seriamente. No. Quelli arrivano, si piazzano lì e pensano che sia come fare il segretario, solo anziché riferire numeri e appuntamenti al cliente riferisci le campagne. Anche via mail.
In Italia non vinciamo a Cannes perché non abbiamo un gruppo ufficiale di giovani creativi del paese, e non andiamo a Cannes tutti insieme con un pullman completamente decorato dalla testa ai piedi come fanno gli Olandesi.
Non vinciamo a Cannes perché ci sono troppi direttori creativi frustrati e sopra i quarant’anni che prendono le idee dei loro giovani creativi, cambiano il titolo o l’art direction e poi si sentono legittimati a firmarli con il proprio nome. Noi Italiani non vinciamo a Cannes perché spesso quando iscriviamo i lavori al Festival cambiamo il titolo, e anziché tradurlo lo accorciamo o decidiamo di dire un’altra cosa solo perché suona meglio, ed è più moderna, pure se stravolge il concetto iniziale. Probabilmente non vinciamo a Cannes perché siamo ancorati allo schemino classico del radio “creatività di 10 secondi - istituzionale di 20″, quando all’estero esistono radio di oltre un minuto che puntualmente vincono il grand prix.
Noi Italiani non vinciamo a Cannes perché le nostre pubblicità non fanno ridere.
Ma soprattutto, non vinciamo a Cannes perché stiamo chiusi 8 - 10 ore al giorno in agenzia e quando vogliamo uscire alle 18 per andarci a vedere una mostra c’è sempre uno stronzo che ti fa la battuta della mezza giornata.
C’è poco da fare, il lavoro creativo in Italia è un lavoro da impiegato. C’è qualche pausa caffé in più, ma per il resto non cambia.
The less things you see, the less ideas you have. Questo devono mettersi in testa gli Italiani, se vogliono vincere a Cannes.


