pesi massimi

Una volta frequentavo una ginnasta. Quand’era sotto gara, il suo peso forma scendeva a 42 chili.
Oggi scopro che, mentre ci inventiamo sempre nuovi metodi per calcolare il valore di una rassegna stampa, c’è ancora chi utilizza il sistema più antico del mondo.
Complimenti quindi ai colleghi dell’ufficio stampa del comune di Bra, che posano felici di fronte ai loro 23 volumi di rassegna stampa, per un totale pari - appunto - al peso della signorina di cui sopra.
Ai colleghi (che rimarcano con giustificato orgoglio i 3 chili in più rispetto all’anno precedente), l’augurio di raggiungere presto il mezzo quintale.
A me, soltanto il dubbio su cosa avrebbe detto un mio cliente se avessi aspettato metà aprile per consegnargli la rassegna stampa dell’anno precedente.
virtualmente
Un esempio di conferenza stampa virtuale: la presentazione di Transformers su Second Life.
Prima parte:
Seconda parte:
…e transcript dell’evento.
il meme della notiziabilità

Qualche anno fa all’università durante il corso di giornalismo fu proposto a noi giovani aspiranti comunicatori il tema della notiziabilità: cosa rende un fatto una notizia? Ogni giorno nel mondo accadono milioni di fatti, solo un percentuale infinitesimale di questi sono ripresi dalla stampa e diventano così notizie.
Si parlava durante le lezioni di “valori-notizia”, vale a dire le caratteristiche che rendono un semplice fatto una notizia da pubblicare. Così imparammo che tutto ciò che andava in pagina era vagliato secondo questi criteri da parte dei giornalisti.
Dal blog di Carlo Odello.
i ferri del mestiere

Una serie di 10 clip dedicate ai segreti del mestiere di ufficio stampa, a cura del maestro Gianluca Pignatelli, storico press agent dello spettacolo. Non mancano aneddoti e curiosità. Assolutamente imperdibile.
l’arma più potente

Provate a cercare “ufficio stampa” su Wikipedia.
Ecco il primo risultato.
Ecco il secondo.
Ed ecco il terzo(??).
Forse è esemplificativo dei settori in cui la comunicazione è particolarmente importante (regimi, guerra e calcio). In ogni caso, a me fa abbastanza sorridere.
frutto dell’amor

La nuova cartella stampa Chiquita è l’esempio di come si possa ancora fare ottima comunicazione con degli strumenti assolutamente classici: testi chiari e leggibili, foto suggestive e perfettamente correlate al brand e ai suoi valori, sapiente dosaggio dei colori.
Il tutto - va detto - senza spendere una fortuna e senza inventarsi nulla di astruso: “divertente”, “colorato”, “semplice”, “affidabile” sono i primi aggettivi che questo press kit fa venire in mente…e mi sembra che rispecchino perfettamente il messaggio che vuole trasmettere.
I credits sono all’ultima pagina.
polli satanisti a timisoara!

Negli scorsi giorni ho avuto numerose occasioni di parlare con una collega che si occupa da anni di comunicazione per una notissima azienda alimentare specializzata in carni e prodotti avicoli. Mi ha raccontato che, tranne qualche rara eccezione, il settore risente ancora della grave crisi indotta dall’emergenza aviaria.
Tutto ciò ha di per sè del grottesco, considerato il fatto che “l’isolato italiano del virus – secondo gli esperti – è caratterizzato da bassa patogenicità per gli animali e patogenicità nulla per l’uomo”. Non sono bastate rassicurazioni pubbliche e giornalisti che si ingozzavano di pollo in diretta tv. Gli italiani - allarmati nei mesi precedenti dagli stessi organi di stampa - hanno avuto paura e hanno smesso di mangiarlo. Il risultato? Tracollo per un importante settore economico del nostro Paese.
Questo mi ha riportato alla mente l’episodio di Timisoara. Si era alla fine della guerra fredda, ed il regime rumeno di Ceausescu sarebbe probabilmente crollato da solo. Ma le televisioni e i giornali tirarono fuori la notizia di una strage di 60.000 civili compiuta da forze governative nei pressi di Timisoara. Lo sdegno popolare e della comunità internazionale fu enorme, e aggiunse rabbia alla rivolta che portò all’esecuzione del vecchio leader.
Soltanto qualche anno dopo si scoprì che la realtà era ben diversa: lo racconto con le parole di un giornale non certo filocomunista: “Tutti ricordano i sessantamila morti di Timisoara (Romania), dichiarati dalla stampa e dalla tv, che mostrò dei cadaveri che poi risultarono essere stati tirati fuori dall’obitorio, cadaveri di uomini morti di malattia, con il taglio e la ricucitura dell’autopsia addosso. Non ci furono sessantamila morti, né mille, né cento, né dieci”.
La bufala dell’aviaria ha affossato un settore economico. La bufala di Timisoara ha ucciso delle persone. Si può fare anche di peggio? Con un cinico sorriso rispondo di sì. Una bufala ha - nientemeno - dannato l’anima immortale di una bella città italiana.
Mi riferisco alla leggenda metropolitana secondo cui Torino sarebbe una delle capitali mondiali del satanismo. Chi la riferisce spesso cita riferimenti antichi o medievali, ma la burla è molto più recente. Risale alla fine degli anni ‘60, quando una confraternita goliardica della locale Università si assicurò la complicità di un giovane cronista de La Stampa. La storia è stata ampiamente svelata ma, come ogni catena di S. Antonio che si rispetti, viene continuamente ripresa e rilanciata.
L’aviaria, Timisoara, i satanisti di Torino. Solo tre esempi molto diversi tra di loro di come una comunicazione distorta possa creare delle conseguenze imprevedibili.
La responsabilità è in mano al giornalista, ma anche all’ufficio stampa. Un vecchio professore mi diceva: «La differenza tra il mondo della fisica e quello delle scienze sociali è che nel mondo fisico quando tutti escono con l’ombrello non è detto che piova. Nel mondo delle scienze sociali, invece, se tutti escono con l’ombrello pioverà di sicuro. E, il più delle volte, non pioverà acqua di colonia».
fitfood

Il vostro pr preferito è reduce da un tour settimanale che l’ha visto passare dal Festival del Fitness di Firenze a Tutto Food di Milano. E’ uno di quei suggestivi accostamenti che lo studioso non può non analizzare, specialmente nel passaggio tra abuliche verdurine e pasciute mortadelle che segna, in questo caso, l’atipico confine tra Toscana e Lombardia. Il vostro eroe è entrato e uscito (vivo) da entrambi i panni e ora ve ne svela i segreti.
I pr del fitness sono bellissimi.
Finti-giovani, non-vecchi. Palestrati, ma senza ostentazione. Aggiornano la mailing list e fanno pilates. Portano il cellulare al collo per il recall durante la corsa mattutina. Ti chiedono consigli sul migliore programma di allenamento anche se è evidente che l’ultima flessione l’hai fatta 10 anni fa. Non puoi guardarli senza sentirti sottilmente in colpa.
I pr del food sono bellissimi.
Vestono blu, o gessato, come i rispettivi manager aziendali. Nell’occhio brilla lo stesso decisionismo dei self made men che li pagano. Anche qui l’età è indefinibile, ma più livellata sull’alto, almeno in apparenza. Danno del tu ai direttori dei giornali. Danno del lei a chiunque altro. Non puoi guardarli senza sentirti sottilmente inferiore.
Al tempio del fitness si fa yoga, ma comandano le sciampiste/ragazze immagine con le tutine strette sul culo e il french sulle unghie.
Al tempio del cibo si studia food design, ma comandano i produttori di prosciutti, cioccolata e ogni altro solido mangime umano.
Entrambi gli eventi nascono da un dualismo o da una scissione. Chi non va al Festival del Fitness va a quello del Wellness, chi non va a Tutto Food forse ha scelto Cibus.
La specularità è totale e filosofica. Apollineo e dionisiaco, yoni e lingam. E ci sono alcuni temerari comunicatori, (metaforicamente) ermafroditi che devono sconfiggere Nietzsche, calarsi in entrambe le parti, e cercare di essere ugualmente convincenti. Ripetendo a se stessi “sopravviverò”, come Gloria Gaynor.

Qualche giorno fa Toyota ha annunciato di aver raggiunto la leadership tra i produttori mondiali di automobili, superando General Motors per numero di auto vendute nel primo trimestre dell’anno.
Per essere esatti, Toyota ha “ammesso” di aver raggiunto questi risultati, non ha fatto un annuncio in pompa magna. E gli analisti sapevano del sorpasso già da parecchio tempo, pur in assenza di dati ufficiali.
Perchè dirlo sottovoce? Qualche giornalista ha parlato di “inspiegabile ritrosia dei giapponesi” ma ovviamente il saggio e disincantato pr ride beffardo e vi spiega la vera ragione.
Come molti sanno, con un abile lavoro di marketing la casa nipponica ha in questi ultimi anni penetrato capillarmente il mercato americano, e non solo nel settore delle city cars e delle ecologiche/ibride: il marchio Lexus (che già dal nome evoca pompe pseudoimperiali da Ceasar’s Palace) è diventato uno dei leader nell’ambito delle auto di lusso, spopolando sia tra la ricca borghesia wasp che nei video bling bling dei gangsta rappers o pseudo tali.
Ma mai toccare lo sciovinismo americano. Puoi vendergli le tue macchine ma devi farlo in silenzio, facendo magari finta di essere di Detroit.
Sol Levante impacchettato in carta argentata stelle e strisce.
Spietati ed eleganti manager di Nagoya ficcati dentro il costume più pacchiano di Zio Sam.
Altro che ritrosia. Toyota ha capito che non sempre il vincente è simpatico. Che ci sono alcuni argomenti su cui la gente è particolarmente sensibile. In America (tra mille altre cose) sono sensibili al valore dato alle loro macchine.
E in Italia?
Quando Berlusconi era al governo molti dicevano che Emilio Fede era insopportabile. Adesso gli stessi lo guardano con compatimento e malcelata simpatia, mentre anche giornalisti e conduttori di (?) sinistra lo invitano sempre più spesso a programmi e talk show (”almeno è uno che ammette apertamente di essere schierato”).
Lavorando un po’ di fantasia… se la Juventus avesse navigato a metà classifica Moggi sarebbe dipinto come un criminale o come uno sfortunato maneggione?
Infine, tornando a uno dei temi che mi sono particolarmente cari: perchè nei forum di videogames ci sono molti più fan di Nintendo che di PlayStation? Probabilmente uno dei motivi è che Sony detiene la stragrande maggioranza del mercato.
Ora, non voglio fare un elogio tout court dell’understatement. Parlo al mio collega pr. Comunicare le vittorie è a volte altrettanto rischioso che comunicare le sconfitte o le crisi.
Se siete leader mondiali di colle viniliche, sbandieratelo pure ai quattro venti.
Se avete vinto lo scudetto con 20 punti sulla seconda, se vendete macchinoni agli americani, se parlate a nome di un politico miliardario iscritto alla P2, attenzione.
“Il processo rivoluzionario è intrinsecamente il miglior programma di sanità pubblica possibile” (Fidel Castro).
I dettagli
C’era una volta un film di animazione. C’era una volta l’ufficio stampa che lo doveva comunicare.
L’ufficio stampa ebbe la brillante idea di organizzare un press tour per la stampa di tutta Europa presso una ridente isola greca, dove il film sarebbe stato proiettato e presentato in un idilliaco clima vacanziero.
Tutto era organizzato alla perfezione: i giornalisti furono accolti all’aeroporto da stupende hostess sorridenti e accompagnati al resort dove, per i due giorni successivi, furono coccolati e spupazzati a dovere.
Infine, la proiezione. Rilassata e satolla, la stampa la accolse con unanime plauso.
Rimaneva solo un ultimo sforzo: scrivere gli articoli e inviarli al giornale.
Non vi preoccupate - aveva assicurato il solerte ufficio stampa - abbiamo attrezzato una sala con dei portatili di ultima generazione connessi in wireless. Potrete completare il vostro lavoro in modo veloce e indolore per subito tornare alle mollezze cretesi.
I giornalisti si avviarono verso la sala stampa. Ed un unico dettaglio sfuggito ai press agents innescò il dramma.
I computer erano nuovi, lucenti, immacolati.
Erano perfettamente funzionanti.
La connessione era veloce e affidabile.
Ma erano computer greci.
E, ovviamente, tutte le tastiere erano in greco.



